Concerto a perdifiato: stupisce la performance sul dialogo con se stessi di Giovanni Morbin

By venerdì 31 Marzo 2017 0 No tags Permalink 1

Un concerto sorprendente quello a cui ha assistito il pubblico della performance di Giovanni Morbin, domenica scorsa 26 Marzo presso la Basilica Palladiana di Vicenza. Come previsto per il Concerto a perdifiato, organizzato nell’ambito del calendario degli eventi di Flow. Arte contemporanrea Italiana e Cinese in dialogo,  c’era l’orchestra, il palco, il pubblico, gli strumenti e un ricco programma di sala.

Le sorprese iniziano nel momento in cui entrano i musicisti, tutti con uno stesso, insolito, strumento, non è un direttore a dirigere l’orchestra ma un cronometro e un leggio dove si leggono i titoli dei brani. Applauso di rito, il cronometro segna l’avvio della performance, i musicisti si apprestano a dare fiato allo strumento ma ciò che al pubblico arriva è sostanzialmente silenzio. Eppure i performers suonano, si alternano, entrano sul brano in momenti diversi, alcuni aspettano il proprio turno con lo strumento posato.

Il viso spiazzato delle persone tra il pubblico fa capire che alcune domande iniziano a sorgere, quelle domande che l’arte ha il fine se non il dovere di suscitare in chi la osserva. A cosa serve questo strumento se non a suonare? Perché stiamo ascoltando un’orchestra silenziosa? I più curiosi si alzano dal proprio posto per provare lo strumento posto a lato dell’orchestra a disposizione del pubblico e un poco alla volta, tutti i presenti in sala realizzano e partecipano dell’esperienza vissuta dai performers.

L’inedito strumento è lo strumento a perdifiato, ideato dall’artista come un canale circolare di ottone in cui il suono viaggia dalla bocca del musicista per finire nel suo stesso orecchio. “Ho costruito un attrezzo… per poter ufficializzare e legittimare un’azione altrimenti vista come bizzarra e soggettiva: parlare a se stessi”, esso diventa anche mezzo per ottenere il fine pratico di un’azione consapevole, quella di dialogare con se stessi. Il pubblico assiste a una pluralità di voci silenziose che attuano quello che tutti facciamo quotidianamente, in modo consapevole, nell’atto intimo di entrare in relazione con noi stessi attraverso il dialogo interiore o in modo un po’ buffo quando ci troviamo senza volerlo a parlare da soli.

L’artista Giovanni Morbin ci invita ad essere consapevoli delle nostre azioni quotidiane, in questo caso, del nostro dialogare con noi stessi, ci invita a lasciarci uscire da noi stessi, ad essere per un attimo ‘fuori di sè’, per rientrare solo dopo che il nostro pensiero abbia incontrato l’universo. L’attrezzo infatti “sottolinea la nostra condizione universale, la nostra realtà espansa oltre al limite fisico”.

Il pubblico accetta l’invito e partecipa divertito, i dialoghi interiori si moltiplicano e si amplificano all’interno del Salone della Basilica Palladiana. I temi proposti dai performers con i loro brani spaziano da ‘Percorsi di avvicinamento’ a ‘Sessanta decibel’ a ‘La voce e il fenomeno: se l’ottone si sveglia tromba non è affatto colpa sua’ per un totale di 17 composizioni e 45 minuti di Concerto a perdifiato.

Per il curriculum completo di Giovanni Morbin, visita la pagina dell’artista>>>

Elenco dei performers:

Gigliola Albanese, Annalisa Ardinghi, Alessandro Ballardin, Matteo Belpianti, Eleonora Borinato, Claudia Bottaro, Valenitna Cavion, Mattia Cegalin, Guerrino Di Vietri, Nadia Erle, Alice Forney, Roberto Mascella, Sara Montagnin, Valentina Peruffo, Annachiara Pilastro, Alessandra Saugo, Marco Secondin.

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