Con Giovanni Morbin la performance si prende ironicamente sul serio

By venerdì 17 Marzo 2017 0 No tags Permalink 1

Sarà un vero e proprio concerto la performance a cui i visitatori di Flow. Arte contemporanea Italiana e Cinese in dialogo potranno assistere domenica 26 Marzo 2017 alle ore 18 nella cornice del salone della Basilica Palladiana a Vicenza. Con la differenza che l’orchestra non sarà composta da musicisti, non ci sarà un direttore a dirigere la serata e tutti i componenti suoneranno un unico, inedito, strumento. Ma che concerto è allora? E’ il Concerto a perdifiato ideato dall’artista originario di Valdagno, Giovanni Morbin.

Diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, titolare del corso di Pittura e di Tecniche Performative presso l’Accademia di Belle Arti di Verona, dagli anni ’70 la sua ricerca si concentra sui comportamenti pubblici e privati e usa la performance per farci sperimentare la specificità delle azioni quotidiane. Ricerca che ha portato Giovanni Morbin a presentare i suoi lavori anche alla 15esima Biennale d’Architettura di Venezia e alla 16esima Quadriennale di Roma. Vai alla pagina dell’artista per il Curriculum completo>>>

Non sempre l’artista partecipa alle performance da lui ideate ma fornisce ai protagonisti, in questo caso 21 volontari vicentini, gli strumenti per le azioni da sperimentare. Dove ‘strumento’ è da intendersi sia come attrezzo, mezzo per ottenere il fine pratico delle azioni sia, nel caso del nostro Concerto a perdifiato, come vero strumento musicale. Ma qual’è l’azione in cui Morbin ci vuole coinvolgere? E’ il parlare con se stessi, nel duplice aspetto dell’atto, quello serio e profondo della riflessione introspettiva e quello bizzarro e un po’ goffo del parlare da soli. Perché lo strumento a perdifiato, ideato dall’artista come un canale circolare d’ottone in cui il suono viaggia dalla bocca all’orecchio del performer, amplifica quello che quotidianamente facciamo senza pensarci, dialogare con noi stessi. Ci permette di uscire da noi stessi attraverso il suono in un momento di ironica leggerezza per poi ritornare in noi, modificati dal nostro stesso pensiero. Nel suo viaggio il suono avrà incontrato l’orecchio del pubblico e le vibrazioni dell’universo, perché, citando l’artista, “se siamo un corpo unico con l’universo, parlare a se stessi equivale a parlare con l’universo e parlare all’universo significa parlare a se stessi”.

Ancora il dialogo quindi il cuore degli eventi organizzati in occasione di Flow. Arte contemporanea Italiana e Cinese in dialogo, questa volta nella veste seriosa di un concerto tradizionale ma nell’intento ironico di lasciarsi ‘uscire di sé’ e stare a vedere cosa succede.

 

 

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