Il testimone dell’esperienza

Nelle due edizioni della mostra FLOW, ultimo mio lavoro di curatela, ho concentrato molta attenzione sull’emergere della poetica degli artisti. La cosa importante è stata proprio che ogni artista presente in mostra potesse rendere evidente della propria esperienza ciò che è stato, favorendo così un nuovo modo di fruire e narrare l’arte.

Oggi, con il lavoro di Elena Pugliese, non vediamo a posteriori il lavoro (che ancora non c’è), ma viviamo il processo di creazione. Il tema e la sperimentazione dell’autrice nascono principalmente dalle relazioni, dal rapporto con singole individualità, e il workshop è parte di questa relazione. Attraverso il gruppo di lavoro GLI INQUILINI DI CASA BOSSI abbiamo la possibilità di entrare nelle diverse sfaccettature della quotidianità e vivere una trasformazione del nostro sguardo verso quelle azioni e quei riti che l’artista rende evidenti. Non solo chi partecipa al workshop è parte attiva, ma anche noi spettatori riceviamo un riverbero attraverso la restituzione in immagini e brevi testi che l’artista ci mette a disposizione. Inoltre le tre giornate di lavoro a Casa Bossi sono state attentamente documentate dalla presenza di una diarista. Una figura coerente con l’aspetto letterario del lavoro di Elena Pugliese. La diarista è il testimone che in tempo reale mette agli atti ciò che succede suddividendo i momenti di lavoro secondo le tematiche e le azioni che si sono succedute: Cosa trasforma un alloggio in una casa? From house to home; Gli oggetti, diabolici dettagli del quotidiano; La quotidianità è fisica. C’è un corpo in continuo movimento; I riti tra noia e nostalgia (seguono immagini).

Per tre giorni le persone selezionate con un bando pubblico, hanno “abitato” Casa Bossi e sperimentato, con l’approccio autobiografico, l’unicità del proprio quotidiano. Elena Pugliese li ha condotti, come ci racconta: “Qualsiasi luogo se privato della quotidianità resta muto e vuoto. Casa Bossi lo è da 30 anni. Abitare un luogo vuol dire agire un’esperienza quotidiana, una trama di tutti i giorni. Rumori, pensieri, futili azioni, manie, abitudini, precarietà, nel caos di tutti i giorni la quotidianità tenta di mettere un po’ d’ordine ma non ce la fa. Obiettivo del workshop è stato di sperimentare quanto la nostra storia personale sia l’unica cosa che ci rappacifica, che ci radica. L’unica àncora capace di dare un senso al nostro personalissimo modo di stare al mondo. Il quotidiano è la vita che c’è, ma la sua unicità, che contraddistingue ciascuna persona, esiste solo in virtù di un passato e un presente personale che abitano in ogni nostro gesto, rituale, oggetto. La quotidianità ha delle azioni, degli oggetti e dei rituali. Su questi punti abbiamo fatto esperienza attiva e riflessiva. Alla fine, dagli scritti della diarista, capiremo che cosa è veramente successo. “.

Il palazzo è stato abitato simultaneamente da diverse quotidianità che mettendosi a confronto hanno evidenziato l’unicità di ogni singolo modo di vivere. Prendere il futile sul serio. Questo è l’elemento dello stare al mondo che l’artista indaga e ricerca da anni, ciò che la affascina dell’uomo e ciò che riscopriamo in noi quasi con stupore attraverso i  suoi lavori. L’appuntamento è a settembre per fruire dell’audiodramma  HAI LASCIATO LA LUCE ACCESA che, frutto di questi mesi di lavoro,  sarà presentata a casa Bossi dal 22 settembre al 4 novembre, a cura di Riccardo Caldura e Maria Yvonne Pugliese. Ogni visitatore indosserà le cuffie che lo accompagneranno, stanza dopo stanza, lungo il primo piano del palazzo, immersi nella forma di una quotidianità assente e presente.

Giorno 1 – Cosa trasforma un alloggio in una casa? From house to home

   

Giorno 2.1 – Diabolici dettagli del quotidiano

Giorno 2.2 – La quotidianità è fisica. C’è un corpo in continuo movimento

Giorno 3 – I riti tra noia e nostalgia

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